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Oude Geuze Vandervelden 135

Oude Geuze Vandervelden 135

OUD BEERSEL

Questa creazione, come tutta la serie "Oude Geuze Vandervelden" è un omaggio al fondatore del birrificio Oud Beersel, Henri Vandervelden, che ha avviato la produzione nell'anno 1882. Il birrificio fu chiamato Vandervelden fino al 1954, quando suo nipote, anche lui chiamato Henri Vandervelden, che rilevò il birrificio nel 1953, cambia il nome in Oud Beersel in risposta a quella che lui chiamava la cambiata e la "nuova Bruxelles".

Questa birra è una miscela unica di lambic* di un anno maturato in foeder proveniente dalla Toscana, che sono stati utilizzati per trent'anni per maturare il famoso vino Brunello di Montalcino e un Lambic di tre anni maturato in un vecchio foeder di Oud Beersel.

Questa particolare Oude Geuze con un esplicito tocco di vino rosso è disponibile in quantità limitate.

Il colore è giallo dorato, al naso ci sono profonde esplosioni di carattere vinoso con sentori tipici di fermentazione spontanea e lieviti selvaggi. Al palato, combina una piacevole amarezza (pompelmo) con un gusto di vino rosso fine donato dai foeders di legno, risultando una birra dal carattere aspro, ma ben rotondo.

 

*Lambic: Il terroir Lambic vale solo in un’area ristretta, vicino Bruxelles, perché lì risiedono 84 specie di batteri e lieviti particolari: in teoria le fermentazioni spontanee si possono fare ovunque, ma non dispongono di questo mix di microorganismi, appunto, territoriali. Per fare un esempio, in USA hanno avviato la produzione di Lambic locali – anche se hanno finito con l’usare il termine “methode geuze”, per non incappare nelle ire dei fiamminghi. 

La culla del Lambic è il Pajottenland, con le sue tante municipalità con differenti etnie che vi abitano, una zona dove si beve Lambic almeno dal 1567, stando ai quadri di Bruegel il Vecchio che ce lo mostra come bevanda dei giorni di festa. Il microclima è generato dal fiume Senne, e dall’andamento di valli e colline, ma non si è ancora riusciti a capire cosa rende queste zone microbiologicamente così uniche. L’alone di mistero che aleggia sulla produzione del Lambic, e i microorganismi che ne fermentano il malto, sono oggetto di varie forme di superstizione (quando si aprono locali nuovi, all'interno dei birrifici, si fa in modo di preparare l’ambiente prima, ad esempio spruzzando Lambic sulle pareti del nuovo capannone). 

La lavorazione parte dal malto normale, di cui almeno un 35% frumento crudo e 65% malto d’orzo, così come scritto nel disciplinare (redatto però solo di recente e oggetto di specifico presidio Slow Food). Nel mulino si macina, quindi si fa la maltazione, poi si fa miscelazione con acqua calda ottenendo il mosto, il tutto effettuato in bollitori storici e alcuni recenti (insomma, recenti: del 1937). Il momento magico è l’aggiunta a mano del luppolo suranné, invecchiato, un luppolo quasi senza amaro e senza aroma ma con proprietà disinfettanti che viene sbriciolato all’interno. Poi si va alla vasca di raffreddamento in un sottotetto molto arieggiato, una vasca bassa e larga di rame. Nella notte si raffredda, e il giorno dopo si mette in botti di varia provenienza. Dentro le botti la microfauna è appunto la più variegata e originale, con varie spore e rimasugli di cotte e fermentazioni precedenti. Partono (quando vogliono) le fermentazioni spontanee, e si attende finché non c’è la fuoriuscita della spuma dal tappo della botte, che nasce e non si sa mai bene quando finisce. Quando questa termina, si mette il tappo di silicone e comincia il riposo dei Lambic, che si protrae per il tempo che l’assemblatore ritiene necessario.

Il birraio di volta in volta assaggia le varie botti, e da quelle che sceglie usa il Lambic per farne la geuze, ovvero la cuvée, con un procedimento molto simile a quello che praticano gli chef de cave delle maison di Champagne. La geuze classica è un multivintage composto per il 50% di Lambic di tre anni di età, per un 25% da Lambic di due anni e per il resto da Lambic più giovane, che è fondamentale perché è quello che fa partire l’ultima fermentazione in bottiglia per ottenere la carbonazione definitiva, altrimenti sarebbe piatta. Esistono poi varianti, con altri assemblaggi e con differenti botti per l’affinamento, e l’aggiunta di frutta fresca. 

Cenni storici sulla nascita delle Gueuze:
Nel XVIII secolo, un monaco benedettino di nome Dom Pérignon scoprì il méthode champenoise mentre mescolava diversi vini bianchi non frizzanti. Circa cento anni dopo un birrificio della provincia belga del Brabantemescolò vari lambic, ottenendo una fermentazione secondaria in bottiglia: così nacque la Gueuze! Fino al XIX secolo, le persone che vivevano a Bruxelles e nel Brabante circostante bevevano principalmente due tipi di birra: lambic e faro. Tuttavia, l'introduzione delle bottiglie di vetro e la scoperta di Dom Pérignon portarono ad una rivoluzione nel piccolo mondo dei birrai di Bruxelles: in un breve periodo di tempo, la gueuze è diventata la birra iconica di Bruxelles.

Nazione

BE Belgio

Gradazione Alcolica

6.5% alc. vol

Colore e Bicchiere

Pinta ChiaraPinta
Chiara

Tipologia

Lambic

€ 13.90 Bottiglia 37.5cl In Esaurimento
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