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Grand Cru Bruocsella Vintage 2014

Grand Cru Bruocsella Vintage 2014

BRASSERIE CANTILLON

Bruocsella è il nome latino di Bruxelles, sede dello storico Birrificio Cantillon.

La Grand Cru Bruocsella è un lambic* millesimato, piatto, imbottigliato dopo una maturazione di 3 anni in barrique di rovere ed è stato selezionato per il suo colore, gusto e sapore eccezionali. Il suo colore giallo dorato chiaro, leggermente ambrato e il suo aroma, un misto di mele e miele, rendono la Grand Cru Bruocsella una birra molto seducente. Ha carattere secco e leggera e discreta acidità.

Birra dalla struttura molto complessa che ha un gusto vinoso e un po' ossidato, le strutture leggermente acide si mescolano ad aspetti più pastosi. Potente ma elegante, la Grand Cru Bruocsella può essere considerata l'anello mancante tra il mondo del vino e quello della birra. Non essendoci la fermentazione secondaria in bottiglia, la Bruocsella è una birra piatta e non frizzante.

Questa birra è, quindi, definita aristocratica e paragonata, a livello di patrimonio nazionale belga birrario, a ciò che Mouton-Rotschild, Petrus o Romanée-Conti rappresentano per i vini. Proprio come questi vini di altissima qualità, il Lambic Grand Cru Bruocsella non si beve ma si gusta e può essere servito con i piatti più raffinati. Il suo gusto sottile esalta il sapore di piatti in umido, sottolinea con discrezione il gusto di pesce e crostacei e costituisce un forte supporto per il gusto di carni pregiate. Da provare in combinazione ai crauti, ma soprattutto, nell'abbinamento più classico: pane sciapo e formaggio plattekaas, con sopra cipollotto tritato, pepe e rafano oppure testa in cassetta e soppressata!
Il gusto di Grand Cru Bruocsella cambia nel tempo e la birra può essere conservata per anni (se conservata a lungo, il suo profumo assume il gusto fine del pane tostato che, secondo alcuni, lo lega al bianco "Chardonnay" di Borgogna).

 Si consiglia la degustazione di questo vecchio lambic in calici da vino (calici da degustazione).

 

*Lambic: Il terroir Lambic vale solo in un’area ristretta, vicino Bruxelles, perché lì risiedono 84 specie di batteri e lieviti particolari: in teoria le fermentazioni spontanee si possono fare ovunque, ma non dispongono di questo mix di microorganismi, appunto, territoriali. Per fare un esempio, in USA hanno avviato la produzione di Lambic locali – anche se hanno finito con l’usare il termine “methode geuze”, per non incappare nelle ire dei fiamminghi. 

La culla del Lambic è il Pajottenland, con le sue tante municipalità con differenti etnie che vi abitano, una zona dove si beve Lambic almeno dal 1567, stando ai quadri di Bruegel il Vecchio che ce lo mostra come bevanda dei giorni di festa. Il microclima è generato dal fiume Senne, e dall’andamento di valli e colline, ma non si è ancora riusciti a capire cosa rende queste zone microbiologicamente così uniche. L’alone di mistero che aleggia sulla produzione del Lambic, e i microorganismi che ne fermentano il malto, sono oggetto di varie forme di superstizione (quando si aprono locali nuovi, all'interno dei birrifici, si fa in modo di preparare l’ambiente prima, ad esempio spruzzando Lambic sulle pareti del nuovo capannone). 

La lavorazione parte dal malto normale, di cui almeno un 35% frumento crudo e 65% malto d’orzo, così come scritto nel disciplinare (redatto però solo di recente e oggetto di specifico presidio Slow Food). Nel mulino si macina, quindi si fa la maltazione, poi si fa miscelazione con acqua calda ottenendo il mosto, il tutto effettuato in bollitori storici e alcuni recenti (insomma, recenti: del 1937). Il momento magico è l’aggiunta a mano del luppolo suranné, invecchiato, un luppolo quasi senza amaro e senza aroma ma con proprietà disinfettanti che viene sbriciolato all’interno. Poi si va alla vasca di raffreddamento in un sottotetto molto arieggiato, una vasca bassa e larga di rame. Nella notte si raffredda, e il giorno dopo si mette in botti di varia provenienza. Dentro le botti la microfauna è appunto la più variegata e originale, con varie spore e rimasugli di cotte e fermentazioni precedenti. Partono (quando vogliono) le fermentazioni spontanee, e si attende finché non c’è la fuoriuscita della spuma dal tappo della botte, che nasce e non si sa mai bene quando finisce. Quando questa termina, si mette il tappo di silicone e comincia il riposo dei Lambic, che si protrae per il tempo che l’assemblatore ritiene necessario.

Il birraio di volta in volta assaggia le varie botti, e da quelle che sceglie usa il Lambic per farne la geuze, ovvero la cuvée, con un procedimento molto simile a quello che praticano gli chef de cave delle maison di Champagne. La geuze classica è un multivintage composto per il 50% di Lambic di tre anni di età, per un 25% da Lambic di due anni e per il resto da Lambic più giovane, che è fondamentale perché è quello che fa partire l’ultima fermentazione in bottiglia per ottenere la carbonazione definitiva, altrimenti sarebbe piatta. Esistono poi varianti, con altri assemblaggi e con differenti botti per l’affinamento, e l’aggiunta di frutta fresca. 

Cenni storici sulla nascita delle Gueuze:
Nel XVIII secolo, un monaco benedettino di nome Dom Pérignon scoprì il méthode champenoise mentre mescolava diversi vini bianchi non frizzanti. Circa cento anni dopo un birrificio della provincia belga del Brabantemescolò vari lambic, ottenendo una fermentazione secondaria in bottiglia: così nacque la Gueuze! Fino al XIX secolo, le persone che vivevano a Bruxelles e nel Brabante circostante bevevano principalmente due tipi di birra: lambic e faro. Tuttavia, l'introduzione delle bottiglie di vetro e la scoperta di Dom Pérignon portarono ad una rivoluzione nel piccolo mondo dei birrai di Bruxelles: in un breve periodo di tempo, la gueuze è diventata la birra iconica di Bruxelles.

Nazione

BE Belgio

Gradazione Alcolica

6% alc. vol

Colore e Bicchiere

Pinta ChiaraPinta
Chiara

Tipologia

Lambic

€ 32.50 Bottiglia 75cl In Esaurimento
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