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Fou' Foune 2020

Fou' Foune 2020

BRASSERIE CANTILLON

Miscela di lambic* invecchiato dai 18 ai 20 mesi e di albicocche Bergeron, nella proporzione di 300 g di frutta frullata per un litro di lambic.

Fou’ Foune, è un Fruit Lambic* prodotto dal Birrificio Cantillon di colore giallo pallido, tendente al dorato.

L’aromatizzazione avviene con albicocche denocciolate, provenienti da un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e sostenibile. Dopo cinque settimane di macerazione della frutta, il prodotto invecchia per due anni in botti di rovere. Poca carbonazione, chiuma quasi assente e non persistente. I lieviti selvaggi sono ben presenti fin dall'approccio olfattivo, con netti sentori di legno umido. Ha corpo medio, a trama oleosa, al gusto rivela complessità aromatica: note erbaceee, anche di grano, fresco acido citrico frammisto alla dolcezza dell’albicocca. Un lungo finale agrumato, dal retrogusto amaro, acidulo e secco.

Visto il suo successo, Fou'Foune si è posizionata al terzo posto tra le birre alla frutta in termini di volume, dietro alle tradizionali kriek e Rosé de Gambrinus.

Cenni storici sulla nascita di questa birra, raccontati dalle parole del birraio stesso:

Una meravigliosa casa di vignaioli con vista sul fiume Rodano. Una grande tavola con una capra giovane perfettamente arrostita e vini deliziosi (Hermitage e Saint-Joseph). Intorno alla tavola, solo buoni amici.

Era il 1998. C'era un'atmosfera amichevole, il cibo era ottimo, era un'occasione perfetta per migliorare il mondo e far volare la nostra immaginazione. Migliorare il mondo è rimasta un'illusione, ma una delle nostre fantasie è diventata realtà.

François Daronnat, un coltivatore di albicocche soprannominato "Foufoune" è stato uno dei partecipanti.
Continuava a cantare le lodi delle sue albicocche "Bergeron": erano le più naturali, le più belle, le più golose, dolci e acide allo stesso tempo.

"Con quelle albicocche potrei prepararti una birra, caro François", gli ho detto. Ma il mio spirito è rimasto confuso dai grandi vini del Rodano e ho dimenticato tutti i sogni e le idee folli che spuntano in questi grandi momenti.

Foufoune, però, non si era dimenticato delle albicocche e della birra: una mattina del luglio 1998, ho scoperto all'improvviso 300 kg di "Bergerons" deliziosamente mature fuori dal birrificio Cantillon.
Foufoune era, ovviamente, qualcuno che manteneva le sue promesse!

Adesso dipendeva da noi. Il risultato è stato perfetto e la limitata produzione di lambic di albicocche era destinata a una piccola parte del mercato francese.
Grazie al successo della nostra birra, ogni anno vengono consegnati 1200 kg di albicocche al birrificio Cantillon.

Dulcis in fundo, la denominazione invece, in francese, indica l’organo genitale femminile.

 

*Lambic: Il terroir Lambic vale solo in un’area ristretta, vicino Bruxelles, perché lì risiedono 84 specie di batteri e lieviti particolari: in teoria le fermentazioni spontanee si possono fare ovunque, ma non dispongono di questo mix di microorganismi, appunto, territoriali. Per fare un esempio, in USA hanno avviato la produzione di Lambic locali – anche se hanno finito con l’usare il termine “methode geuze”, per non incappare nelle ire dei fiamminghi. 

La culla del Lambic è il Pajottenland, con le sue tante municipalità con differenti etnie che vi abitano, una zona dove si beve Lambic almeno dal 1567, stando ai quadri di Bruegel il Vecchio che ce lo mostra come bevanda dei giorni di festa. Il microclima è generato dal fiume Senne, e dall’andamento di valli e colline, ma non si è ancora riusciti a capire cosa rende queste zone microbiologicamente così uniche. L’alone di mistero che aleggia sulla produzione del Lambic, e i microorganismi che ne fermentano il malto, sono oggetto di varie forme di superstizione (quando si aprono locali nuovi, all'interno dei birrifici, si fa in modo di preparare l’ambiente prima, ad esempio spruzzando Lambic sulle pareti del nuovo capannone). 

La lavorazione parte dal malto normale, di cui almeno un 35% frumento crudo e 65% malto d’orzo, così come scritto nel disciplinare (redatto però solo di recente e oggetto di specifico presidio Slow Food). Nel mulino si macina, quindi si fa la maltazione, poi si fa miscelazione con acqua calda ottenendo il mosto, il tutto effettuato in bollitori storici e alcuni recenti (insomma, recenti: del 1937). Il momento magico è l’aggiunta a mano del luppolo suranné, invecchiato, un luppolo quasi senza amaro e senza aroma ma con proprietà disinfettanti che viene sbriciolato all’interno. Poi si va alla vasca di raffreddamento in un sottotetto molto arieggiato, una vasca bassa e larga di rame. Nella notte si raffredda, e il giorno dopo si mette in botti di varia provenienza. Dentro le botti la microfauna è appunto la più variegata e originale, con varie spore e rimasugli di cotte e fermentazioni precedenti. Partono (quando vogliono) le fermentazioni spontanee, e si attende finché non c’è la fuoriuscita della spuma dal tappo della botte, che nasce e non si sa mai bene quando finisce. Quando questa termina, si mette il tappo di silicone e comincia il riposo dei Lambic, che si protrae per il tempo che l’assemblatore ritiene necessario.

Il birraio di volta in volta assaggia le varie botti, e da quelle che sceglie usa il Lambic per farne la geuze, ovvero la cuvée, con un procedimento molto simile a quello che praticano gli chef de cave delle maison di Champagne. La geuze classica è un multivintage composto per il 50% di Lambic di tre anni di età, per un 25% da Lambic di due anni e per il resto da Lambic più giovane, che è fondamentale perché è quello che fa partire l’ultima fermentazione in bottiglia per ottenere la carbonazione definitiva, altrimenti sarebbe piatta. Esistono poi varianti, con altri assemblaggi e con differenti botti per l’affinamento, e l’aggiunta di frutta fresca. 

Nazione

BE Belgio

Gradazione Alcolica

6% alc. vol

Tipologia

Fruit Lambic

€ 29.90 Bottiglia 75cl Esaurito
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